21 ott 2017

L'angoscia di un portone che si schiude


di vincenzo cacopardo
La possibilità di affermazione da parte del Movimento 5Stelle al fine di scardinare il portone del vecchio sistema politico.. deve vedersi come una speranza e non con inquietudine ed angoscia.. poiché non è detto che attraverso questa apertura.. un domani non possa formarsi, entrare e crescere nuova politica e nuovi Partiti di innovazione che altrimenti perderebbero ogni opportunità: Nulla potrà mai cambiare se prima questo portone non si schiude!



Le banche..la Consip..la legge elettorale..le sparate di Renzi e quelle di Berlusconi ..sono motivi più che validi per veder crescere i consensi di un Movimento chiamato in modo dispregiativo.. da chi lo osteggia .. “movimento dei Grillini”. Quello che sorprende di più è il fatto che più tempo passa ..più errori commettono i grandi Partiti contrapposti.. che accentuano l'avanzamento del Movimento 5Stelle senza alcun bisogno che gli stessi si espongano in una più profonda ed accurata comunicazione.

La legge elettorale Rosatellum ne è la dimostrazione... ed è di certo un boomerang che a livello nazionale potrà determinare un buon vantaggio per un Movimento di rottura all'attuale sistema politico.. Una considerazione personale, infatti, è quella che definisce allo stato attuale questo Movimento come un grimaldello per scardinare un vecchio sistema politico ormai inquinato da storture, conflitti e continui percorsi di comodo che hanno reso patologica ogni attività politica..sfavorendo una buona crescita nel nostro Paese.

Uno sguardo più attento e meno condizionato da posizioni ideologiche.. ormai poco utili..dovrebbe far cogliere meglio nello scopo di questa organizzazione..un valido ed utile smantellamento di quelle vecchie posizioni contrapposte ormai poco efficaci per un rinnovamento e per la desiderata innovazione..Per il resto ogni considerazione sul futuro e sull'impostazione di una nuova fattiva politica si potrà costruire con maggiore integrità e più forza sulle ceneri della vecchia ..ma solo se questa prima sparisce!

Oltre ad avere il merito di arginare possibili cruente insurrezioni da parte di un popolo ormai stremato e diviso nella persistente indigenza, i Cinquestelle, qualunque siano i loro fini, di certo aprono una breccia.. frenando il vecchio andazzo di queste, ormai poco edificanti, posizioni di comodo che non hanno di certo dimostrato quelle capacità di cui oggi incolpano una mancanza al Movimento .

Immaginiamo per un attimo che non fosse esistito questo Movimento di rottura al sistema dei due Poli..Cosa sarebbe successo? Saremmo rimasti fermi e rinchiusi ancora per lunghi anni in quel gioco della politica delle reazioni e dei compromessi che ha prodotto anomalie e che tanti cittadini da tempo non sopportano più. Ma anche peggio: si sarebbe costruita con forza quella cultura politica monolitica bifronte di un bipartitismo che non avrebbe lasciato più speranze al dialogo e tanto..invece..ha sempre offerto alla oligarchia dei vecchi Partiti! Si sarebbe chiuso definitivamente un portone ad una libera partecipazione di tanti ancora motivati da una passione per rendere un contributo in più al sistema politico del Paese.

Ebbene..potremmo far sì che questo portone si spalanchi ad una più libera partecipazione? I Cinquestelle potranno avere mille difetti..può darsi..anzi è probabile: Impreparazione ed una assai discutibile racchiusa organizzazione che li limita nel percorso! Ed e' persino intuibile che possano metter inquietudine, ma il governo Renzi.. e quello di Berlusconi prima..hanno forse dimostrato preparazione e capacità di percorso per un rinnovamento rispetto al passato?


Un portone aperto potrebbe giovare per apportare nel futuro quella necessaria dinamica occorrente per crescere con nuove idee in favore di uno sviluppo più sano..
POST CORRELATO: voto di rottura e voto di consenso

20 ott 2017

Banche..e Boschi

Sulla vicenda della Banca d'Italia e la brutta storia delle Banche.. volente o non volente...riappare sempre Maria Elena.
di vincenzo cacopardo
Le ultime faccende relative alla mozione contro il governatore della Banca d'Italia Visco hanno scatenato ulteriore trambusto sull'intera questione delle Banche .Secondo il leader di FI Berlusconi questa storia della mozione, non del tutto accidentale, dimostra per l'ennesima volta l'opportunismo subdolo di una certa sinistra. A detta del Cavaliere la politica di sinistra si occupa già da molto tempo di occupare il massimo dei gradini del potere muovendosi in modo equivoco prima di ogni elezione. Gentiloni.. dopo una chiara manifestazione di rabbia nei confronti della sottosegretaria Boschi ..finisce poi con esprimerle fiducia.. Il capo del governo continua ad agitarsi per poi finire col piegarsi alla linea del segretario!
Il Presidente del Consiglio ..malgrado certe apparenze..attenua i toni ed esordisce puntualmente sul metodo di una prossima scelta di un nuovo Governatore «la scelta sarà basata sulle prerogative attribuite dalla legge ed ispirate esclusivamente al criterio di salvaguardia dell'autonomia dell'Istituto». Nel frattempo Renzi esprime la sua posizione con aria quasi di distacco dichiarando che il compito di una riconferma dell'attuale governatore Visco alla Banca d'Italia è solo del governo..non nascondendo che il funzionamento della Banca d'Italia non è stato un granché e che pensare ad un rinnovamento dei vertici non può destare alcuna meraviglia. Poi sottolinea, con quel tono alquanto populista.. che ha sempre avversato “Non so se quelli che tocchiamo sono poteri forti, però tra stare coi cittadini o coi banchieri non ho dubbi”.
Malgrado le uscite a tamponamento di Renzi..su questa storia rimane tuttavia una ulteriore stortura e qualche dubbio sulla presenza di Maria Elena Boschi nella questione.... In quel non volersi, ancora una volta, tenere lontana dai possibili conflitti d'interesse. Infatti anche in questa occasione, la Sottosegretaria alla presidenza, potrebbe avere assunto un ruolo fondamentale nella faccenda.. soprattutto per il fatto di non avere informato il suo Premier circa la mozione. Inoltre..non si esclude che la Boschi potrebbe avere voce in capitolo sulla nuova nomina. 
Non si può in proposito ricordare che il padre della Boschi ..Pier Luigi è un protagonista dello scandalo di Banca Etruria. Quindi sembra che anche la scelta su uno dei componenti della commissione bicamerale sulle banche..ossia l'avvocato-deputato fiorentino Francesco Bonifazi, suo amico e tesoriere del Pd, possa aprire ad ulteriori commenti.. Volente o non volente Maria Elena Boschi si ritrova in mezzo a questi delicati compiti non scegliendo mai una posizione più defilata dalla vicenda.

18 ott 2017

Renzi, il recidivo.. silura Visco

Quello che oggi in politica desta meraviglia è l'incedere continuo ed altezzoso di chi nel recente passato ha ottenuto una sonora sconfitta attraverso un importante referendum e nonostante ciò persevera con la sua presunzione oltre ogni confine e la politica dell'opportunismo. Matteo Renzi non ha solo perso un referendum in modo palese ….ma ha portato il suo Partito ad una inevitabile scissione.. ed il suo Paese verso un indebitamento oltre misura non apportando alcun beneficio alla crescita ed allo sviluppo.
di vincenzo cacopardo


Nonostante ciò l'ex premier... ancora segretario di un Partito ormai al collasso...persevera nella sua altezzosa dialettica con una presunzione e l'opportunismo di convenienza con i suoi consueti toni..non avendo nemmeno condotto una precisa analisi all'interno del suo Partito circa le motivazioni di una sonora sconfitta del referendum costituzionale.

La mancanza di ogni possibile scambio verbale con chi si pone con simile arroganza e presunzione.. giustifica chi.. in questi anni... si è allontanato dal PD considerando le manovre volute da Renzi tutt'altro che in linea con un percorso politico di una sinistra progressista che guarda ad una società più equanime con i propri fondamentali valori storici.
Insomma... muoversi attraverso una politica moderna ed innovativa di sinistra non può di certo significare una semplificazione lineare o parziale..nè omettere di sostenere e valorizzare una politica del lavoro più equa e sicura. Nè ancora ritenere che in politica si possano stravolgere i principi fondanti di una carta Costituzionale se non attraverso il riscontro stesso dei suoi valori.

Vi sono altri personaggi che nel recente passato hanno dimostrato questa stessa arroganza e presunzione ..forse con minor impeto ..ma con una certa simile impudenza,..ma mai nessuno con la costanza con cui si continua ad esprimere l'ex premier fiorentino.

Oggi il segretario del PD, con una mozione del suo Partito, colpisce il governatore della Banca d'Italia Visco ponendolo come capro espiatorio di tutti gli ultimi avvenimenti accaduti in questi ultimi anni negli istituti bancari ..e sembrerebbe che ciò sia avvenuto lasciando allo scuro lo stesso Gentiloni capo del governo...L'avvenimento non può essere di poco conto.. poiché questa lotta tra le istituzioni può solo danneggiare ancora di più il nostro Paese.. in considerazione dei già trascorsi disagi causati dalle banche tra cui la banca Etruria. 

Se da un lato la non conoscenza del Premier Gentiloni non può destare alcuna meraviglia per il fatto ormai risaputo di essere una pedina controllata da Renzi, da un altro lato questa mozione dimostra ancora una volta l'intempestivo modo di procedere del segretario nello scaricare con puntuale opportunismo tutte le colpe del sistema bancario del Paese alla vigilanza della Banca d'Italia! Di sicuro la Banca d'Italia ha omesso di controllare con la dovuta attenzione, ma lo ha fatto anche la Consob...tuttavia ci si domanda come mai solo alla fine della legislatura e poco prima di importanti elezioni.. il partito di Renzi si affretti in un atto simile!

Sembra naturale che con questa manovra il recidivo segretario del Partito Democratico intende correggere certe critiche da parte dei partiti dell'opposizione sulla responsabilità del governo relativa alle crisi bancarie.

La incognita Armao su Forza Italia


Dal passato al futuro..dietro l'ombra degli stessi..Dove sono i volti nuovi voluti dal Cavaliere?
di vincenzo cacopardo

A Palermo si apre la campagna elettorale di Forza Italia per la corsa alla Presidenza della Regione con uno slogan che.. rispetto a quello usato dal candidato presidente (diventerà bellissima).. per la sua stucchevole retorica... lascia ancora più increduli e pensosi: "Onestà e competenza per la rinascita della Sicilia" Non osando entrare nel delicato ed assai profuso termine dell'Onestà, possiamo di certo dubitare su quello della competenza che nel passato non ha portato di certo risultati validi per la crescita della nostra Isola. Di fatto tante figure del vecchio Partito sono rimaste ancora in piedi malgrado il lungo tempo trascorso in politica..

Guardando i candidati scelti per la squadra di governo del centrodestra ci si accorge che forse l'unico più capace e competente (non premiato da un inserimento nel listino) potrebbe essere Gaetano Armao. Tuttavia la decisione di Armao appare ancora oggi un mistero.. anche in considerazione che non ha una propria lista: Quello che lascia perplessi, è proprio il fatto che Armao..dopo aver fondato un Suo Movimento di indipendenza (Sicilia Nazione).. abbia deciso di stringere accordi con uno dei Partiti tradizionali di contrapposizione che non ha mai dimostrato di avere un vero programma di innovazione per l'isola, ma consuete figure ormai superate.. con la ripresentazione del vecchio leader ricco di risorse finanziarie.. e proprio per questo.. in grado di dominare su tutto e tutti..Persino quando la sua voce si impone sulla lista dei candidati nel listino...

Ricordiamo bene che Sicilia Nazione, il movimento fondato da Armao, non molto tempo addietro... propose una formazione unitaria con altri movimenti locali che potesse mettere insieme autonomisti, indipendentisti, sicilianisti, movimenti civici e tutti coloro che considerano la Sicilia e i suoi diritti al centro del proprio impegno: Una proposta territoriale onorevole! Un Movimento che identificava l'Italia non come una madre.. ma come una matrigna, evidenziando giustamente come la questione meridionale fosse del tutto scomparsa dall’agenda politica e certamente non più esistente nei programmi del governo e dei Partiti tradizionali.


Oggi Armao è designato Vicepresidente della coalizione di centro-destra ed Assessore all’economia ed alla programmazione.. svolgerà la campagna elettorale su tutto il territorio regionale a sostegno della coalizione guidata dall’onorevole Nello Musumeci. Ove il Centro-destra vincesse...sarà in grado di svolgere la sua politica amministrativa liberamente in favore della Sicilia? ..E potrà farlo.. privandosi del tutto dalle ambizioni proposte dal suo movimento indipendentista?

16 ott 2017

Tra “diventerà bellissima” e “sfida gentile” la Sicilia resta immutabile


Tra aggettivi seducenti e persino forvianti..si nascondono candidati equivoci

di vincenzo cacopardo

La retorica del “garantismo di parte” insiste per voce di Musumeci che dovrebbe forse più occuparsi del suo candidato Pellegrino: Di sicuro meglio la sprovveduta e confusa ricerca persino ossessiva di garantismo del Movimento 5 stelle.. che l'ipocrisia e l'impudicizia di una politica che non si cura di estromettere dalle proprie liste personaggi meno raccomandabili dopo aver affermato più volte di vigilare su di essi.

Musumeci candidato presidente per il Centrodestra..non sembra preferire vegliare.. ma piuttosto soprassedere su questo principio..di certo deve aver soppesato l'importanza dei consensi che porterebbe la figura del candidato Riccardo Pellegrino, consigliere comunale del quartiere di San Cristoforo, ufficialmente tra i maggiori sostenitori di Musumeci...nonostante egli stesso, in qualità di presidente dell'Antimafia, a suo tempo aveva segnalato il nome di Pellegrino in un dossier redatto dall'organo di vigilanza dell'Ars.

Certo che usare il “diventerà bellissima” legandolo alla nostra Sicilia.. presentando candidati che lo stesso aspirante presidente aveva segnalato all' Antimafia non può fare onore allo stesso Musumeci. Pare inoltre che fra i candidati di FI e dello stesso PD a Catania vi siano altri nomi non del tutto raccomandabili evidenziati da Claudio Fava..candidato per la lista” Cento passi per la Sicilia” .

Si dimostra ancora una volta come i Partiti tradizionali operino solo per ottenere consensi al di là dei programmi e di ogni opportuno controllo sui nomi dei propri candidati e come ogni altro compito si diriga principalmente verso il discredito dei Cinquestelle attraverso la retorica della “doppia morale”. Un Movimento che malgrado le carenze, conferma ancora una volta l'intenzione di voler rompere un sistema malato tendente ad operare col malaffare. Nonostante ciò.. i grandi Partiti contrapposti che li accusano di un certo “garantismo di parte” perseverano e ritengono.. attraverso le loro figure ...di essere ancora gli unici capaci ed in grado di apportare migliorie in un sistema politico di una terra che si è resa sempre più degradata proprio per il malato tessuto esistente e per le loro manifeste incapacità.



CRISI GLOBALE DI UNA DEMOCRAZIA GLOBALIZZATA

Nel mondo intero il principio di democrazia tende pericolosamente a sparire sotto la costante azione di un assolutismo destinato a vincere su tutto. Secondo molti lo stesso principio ha senso solo se rimane inserito in un contesto globale che attenui il pericoloso influsso del potere finanziario”.
di vincenzo cacopardo

Sarà triste affermarlo..ma in molti non credono più al modello di democrazia..mentre in tanti pensano che l'unica possibilità di sostenerla è quella di potersi accontentare di un "paradigma" come quello odierno, non del tutto coerente, ma appena utile a tenere in piedi la struttura comune di una società con i suoi deboli principi... In tal modo continuerà a persistere un sistema tanto somigliante..anche se non del tutto verosimile... ad un prototipo democratico che offre diritti e doveri spesso incerti ed indefiniti..ma che continua ad operare attraverso l'immagine dell'ipocrisia e del conformismo: “Se dobbiamo accontentarci di ciò poiché..secondo i tanti soloni della politica odierna.. non potrà mai esistere un riscontro più utile con una democrazia, parrebbe quasi superfluo combattere per sostenerla.”

Altri modelli democratici dei paesi occidentali più progrediti danno solo la parvenza, ma in realtà..anche la loro democrazia non risulta mai del tutto definita..
In quella Americana, il cui sistema di democrazia nel passato venne tanto declamato da de Tocqueville, è inutile nasconderlo, le cose non funzionano come lo si vuol far credere: Gli Usa sembrano il paese più contraddittorio sull'argomento.. ed il potere politico finisce sempre col rimanere in mano ai forti capitali ..alle grandi lobby che determinano una democrazia assai incerta. l’America si vanta di essere il Paese più democratico, quando invece..spesso..appare così tanto poco pluralista ed egualitario: I suoi principi consumistici hanno sempre influenzato la cultura degli altri paesi compreso il nostro. Il virus della sua cultura si evidenzia in un certo stile di vita che poggia su una futile promessa di ricchezza e ad un richiamo al benessere materiale che sembra irresistibile.

Ma una democrazia compiuta necessita di altre cose: La democrazia è democrazia..ed è una sola.. non esistono forme simili! Essa viene definita dalla stessa società e nei valori che si riscontrano nel Paese..tutto il resto rimane differente! Le nostre istituzioni, dietro il paravento di una Carta Costituzionale (mai tanto umiliata come in questi ultimi tempi), paiono esercitare una politica adattandosi ad un modello che ha solo l'aspetto di un sistema democratico: Una sorta di vestito che.. in realtà..pare modellato per l'uso di altre esigenze, ma che non ne definiscono per nulla un riscontro con i valori sopra evidenziati.

Oggi..il nuovo capitalismo globale riesce ormai ad estremizzare i profitti occupando meno capitale umano. Si viene a perdere il peso di una contrattazione sul lavoro e va crescendo l'emarginazione di massa. Alcuni sociologi teorizzano persino l’avvicinarsi di una “era globale” con la fine di ogni Stato nazione e quindi di ogni democrazia: La politica sterile dei paesi occidentali ancora costruita sulle vecchie ideologie di un tempo...quella internazionale che non ha saputo gestire la politica tra i diversi paesi... né ha saputo prevedere l'esodo odierno di portata mondiale...l'iperproduzione di una Cina che ha riempito un mercato occidentale ormai saturo...uniti ad un principio di corruzione ormai degenerante..fanno sì che nel mondo la democrazia stessa perisca sotto una reazione di un assolutismo destinato a vincere su tutto.

Secondo molti lo stesso principio di democrazia ha senso solo se rimane inserito in un contesto globale.. e proprio il modo di governare presuppone l’esistenza di una società civile universale e dei rispettivi rapporti giuridici che rimangono validi universalmente... Se l’analisi neomarxista ritiene l’idea di una democrazia cosmopolita non realizzabile in quanto "l'etica” viene a confondersi con il “potere”, non possiamo nemmeno dimenticare che tutto ciò che sta accadendo è anche l'effetto di una globalizzazione che appare guidata solo per gli interessi dei pochi potenti a danno della società internazionale. Ma se non si salva la democrazia, muore la libertà ed ogni diritto..Muore quell'idea  di un sistema più equilibrato e corretto...

Mai come oggi.. la crisi della democrazia risulta così evidente e mai la politica appare così prostrata di fronte ad una finanza globale che determina di continuo macroscopiche disfunzioni agli stessi Stati democratici.
POST CORRELATO: Lo spirito della democrazia




13 ott 2017

ROSATELLUM E MACROSCOPICHE ANOMALIE

Sul Rosatellum due.. ossia la nuova legge elettorale ..bisogna prendere atto che una frittata ormai e' fatta!.. Passera' quasi di certo e con caparbietà al Senato.. sarà firmata ed infine promulgata dal nostro taciturno Presidente.. rimasto ancora più democristiano di un tempo ...Ma quello che e' insopportabile e' il metodo con cui si è inteso pretendere di farla passare!
di vincenzo cacopardo
Non c'è alcuna ragione di definirla fascista, ma semmai inopportuna e di parte! Una nuova legge elettorale si sarebbe dovuta discutere attraverso un primo serio dibattito in Commissione parlamentare..appena dopo che la Consulta aveva dichiarato l'illegittimità di quella precedente..invece i politici dell'attuale legislatura e soprattutto i governi succeduti.. hanno fatto il possibile per rinviarla dedicandosi ad altro..
Non possiamo dimenticare (malgrado il principio di continuità previsto in Costituzione e la prorogatio dovuta anche all'attesa del verdetto della Consulta) che la stessa Costituzione.. dopo la sentenza.. rinvia all'art 61 che così espone: Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.
Inoltre il principio di continuità pone di seguito altri principi che dovrebbero contemplarsi: Sembra escluso dalla stessa Costituzione che tra i poteri che il Parlamento ha in questo periodo vi possa essere quello di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica (art. 85 comma 3 Cost.). Fuori da ciò, vi sono coloro che ritengono che possano essere posti in essere solo gli atti di ordinaria amministrazione e coloro che, invece, riconoscono sussistenti tutti i poteri, ma è più facile attribuire veridicità a chi sostiene che il Parlamento potrebbe deliberare solo in situazioni di emergenza.
Questi invece i troppi significativi atti deliberati dal Parlamento dopo la sentenza restrittiva della Consulta del 14 Gennaio 2014
Il 22 febbraio del 2014..ottenendo la fiducia di questo Parlamento.. Renzi si insedia col suo Governo a capo dell'Esecutivo restando segretario del Partito di maggioranza dal 2013- Ad Aprile del 2014 il Governo, ottenuta la fiducia da un Parlamento già dichiarato illegittimo, fa partire il ddl Boschi riguardante la riforma costituzionale.- Nel gennaio del 2015 questo stesso Parlamento nomina il nuovo presidente della Repubblica.-Il 6 maggio 2015, - lo stesso Parlamento approva attraverso la fiducia la nuova legge elettorale detta Italicum(di seguito bocciata).-Nel Dicembre del 2015, lo stesso Parlamento..dopo un lunghissimo ed estenuante numero di sedute.. nomina i tre giudici mancanti della Corte Costituzionale.
Per cui tutto sembra essere stato possibile in barba a qualunque sentenza della Corte Costituzionale da parte di questo Parlamento reso ineleggibile ed in periodo di prorogatio..A questo punto la domanda di rito non può che essere una: Che cosa ne facciamo di questa inutile istituzione definita Corte Costituzionale alla quale lo stesso Parlamento non si sottopone?
Ed arriviamo ad oggi che.. con una ciliegina sulla torta..a meno di sei mesi dal termine della legislatura.. viene imposta una nuova fiducia da parte del governo che dapprima si era ipocritamente tirato fuori dall'argomento..Ciò...oltre a dirla tutta sull'influenza di Renzi sull' ossequiente Gentiloni, dimostra la continuità di una classe politica inetta..nel perseverare sul percorso di spudorate e pericolose anomalie a danno del sistema. 

12 ott 2017

POLITICA E MAGISTRATURA: DI CHI LE RESPONSABILITA'?



Come tutti sappiamo l'argomento giustizia è un tema tra i più scottanti che pone attriti soprattutto in politica ponendo spesso in contrasto gli stessi Partiti. Per l'occasione leggo con interesse (ma anche con attenta riflessione) le note riguardanti un editoriale di Piero Sansonetti portatimi da mio fratello  con il quale spesso mi scambio sull'argomento magistratura e politica.

Il giornalista del Dubbio.. con un passato in diverse testate giornalistiche..nel suo editoriale dal titolo provocatorio ”lealisti contro Davighiani” introduce l'articolo con un riferimento preciso alle parole del Presidente della Repubblica Mattarella: la giustizia non è la scena di un teatro. I magistrati non sono attori e tantomeno attori protagonisti. Il magistrato deve essere imparziale e mostrarsi tale. Altrimenti crolla la credibilità della magistratura."

Prosegue poi rimarcando il contrasto in essere tra una scuola di "populismo giudiziario" inconciliabile con lo "stato di diritto".. sottolineando l'assalto da parte di alcuni PM rappresentanti il suddetto populismo giudiziario (riferimento preciso a Davigo) che, attraverso un certo moralismo, intendono contrastare una magistratura definita “lealista” e cioè rispettosa della Costituzione..delle leggi e della democrazia.

Al di là delle parole di Mattarella che, pur rispecchiando il contenuto di una logica, sembrano appartenere alla comune retorica istituzionale, quello che più tocca è l'aspetto provocatorio dell'articolo tendente in tutti i modi a voler mettere in contrapposizione una certa magistratura(quella malsana) contro l'altra (quella sana).. la magistratura che rispetta una Costituzione... da quella che non la rispetta, quella che esegue le leggi e la democrazia... da quella che al contrario vi si oppone. Una analisi fin troppo incompleta, disarmonica, e persino un pò ingiuriosa. Domandiamoci invece quali leggi..quali anomalie costituzionali e soprattutto quale democrazia malata ci impone la politica odierna. Possiamo davvero definire democratica la società in cui viviamo? Possiamo sopportare l'inettitudine di una politica malsana senza dare peso alle logiche critiche che vengono da una parte di un corpo requirente delle istituzioni.. costretto di continuo ad aprire inchieste anche per reati discutibili?

"Non poteva di certo mancare il riferimento di un certo giornalismo verso il populismo".  Credo che Sansonetti dovrebbe prima domandarsi se certi magistrati siano o no legati ad ordinamenti assurdi.. condizionati da leggi e normative obsolete e discutibili... come lo stesso reato di abuso d'ufficio rimarcato dal giornalista nell'articolo. Ma chi fa le leggi? Chi definisce le normative?.. Se non la politica? Assurdo prendersela poi con il corpo della magistratura o peggio.. con un preciso magistrato che si "permette" di metter in discussione l'inefficacia di una politica sulle regole stesse di una giustizia!

Se una certa politica, colpevole di non porre i giusti paletti all'ordine giudiziario cominciando dallo stesso riassetto del CSM, si sente poi in grado di criticare un certo modo di esercitare la giustizia..non vedo per quale motivo il magistrato Davigo non possa rappresentare una voce critica verso la politica..senza alcuna predisposizione(come da lui stesso sottolineato) di voler assurgere a qualunque carica esecutiva o parlamentare! Al contrario... usare la figura del magistrato definendo la sua critica “populista” in contrasto contro una magistratura descritta “lealista” ..può finire col costruire ulteriori antagonismi all'interno stesso della corpo della magistratura, non rendendo per nulla un favore alla giustizia.

Sappiamo tutti che nell'ordine giudiziario possano esservi figure che commettono errori e che.. a volte.. potrebbero causare danni all'incriminato... ostacolando il fluido percorso di una inchiesta, come sappiamo anche che alcuni potrebbero essere presi nell'agone politico e dal fervore di esporsi in TV . Sappiamo anche i guasti che si producono dalla lentezza delle azioni civili nei tribunali, ma perchè allora la politica non si muove attraverso formule normative all'uopo e dirimenti?

Il magistrato è anche un uomo..come lo è l'ingegnere.. l'avvocato.. il medico etc ...perchè costoro pagano per i loro errori e non possono pagare certi magistrati? Perchè non si creano i presupposti per evitare tutto ciò?..E chi dovrebbe se non il ruolo politico parlamentare? Perchè la politica si preoccupa di allungare una prescrizione e non di fornire mezzi e risorse più adeguate per il difficile compito dell'ordinamento?

Sono tutte domande logiche che lo stesso giornalista nel suo editoriale trascura... ma che rappresentano il fondamento di una analisi più equilibrata. Come del resto si evita in tutti i modi di mettere in evidenza il perenne conflitto politico tra l'esecutivo ed il parlamentare dovuto da una camera comune dei Partiti... volutamente non riformati e disciplinati .
Il problema da sempre discusso della separazione delle carriere in seno alla giustizia tra il giudicante ed il requirente, è sempre stato posto come una soluzione indispensabile per sciogliere il nodo di un possibile compromesso fra i due ruoli della giustizia. Lo stesso problema, rapportato alle differenti funzioni della politica, non ha mai acceso una utile e costruttiva discussione in proposito... E così nella politica i conflitti paiono perseverare portando la stessa magistratura ad aprire inchieste su reati come abuso d'ufficio, falso.. o altro..ed occupando il loro tempo prezioso oggi mancante. Così si genera quell'”impazzimento” cui fa riferimento lo stesso Sansonetti che si stupisce di una magistratura che in seguito definisce comodamente “populista”.

L'argomento in proposito potrebbe essere sostenuto da altre considerazioni, ma finirebbe col rendere questo post fin troppo lungo e pesante...potremmo chiudere con quel detto: “chi è causa del suo mal..” dove nel caso specifico la causa del male è proprio una classe politica scadente ed incapace di imporre le giuste regole e delimitare quei giusti spazi tra i poteri!



L'articolo di Piero Sansonetti

”lealisti contro Davighiani” 
Ieri il Presidente della Repubblica, da tutti considerato giurista e intellettuale prudente e moderato, ha scagliato alcune frecce acuminate contro i protagonisti della giustizia spettacolo. Ha detto con la sua aria soave parole rabbiose: la giustizia non è la scena di un teatro. I magistrati non sono attori e tantomeno attori protagonisti. Il magistrato deve essere imparziale e mostrarsi tale. Altrimenti crolla la credibilità della magistratura. Il Presidente della Repubblica non indicava un pericolo “teorico”. Piuttosto biasimava una realtà, grave e preoccupante: quella di un pezzo di magistratura, molto aggressivo, che concepisce il proprio lavoro non come un servizio allo Stato e alla comunità, ma come una forma di militanza politica ed etica. Lealisti contro davighiani Ci sono due magistrature
Naturalmente Sergio Mattarella aveva in testa un cognome e anche un nome: Davigo Piercamillo. Il quale ancora recentemente si è distinto, in Tv, per alcuni numeri di buona scuola di populismo giudiziario, in contrasto aperto e inconciliabile con lo Stato di diritto.
La partita ora è formalmente aperta. Da una parte la squadra dei Pm d’assalto ( e con loro, purtroppo, anche alcuni giudici, tra i quali lo stesso Davigo che è Presidente di sezione della Corte di Cassazione), dall’altra la magistratura, diciamo così, “lealista”. Cioè leale alla Costituzione e rispettosa delle leggi e della democrazia.
Finora la magistratura “lealista” è sempre stata un passo indietro, anche perché restia, appunto, a far spettacolo, a diventare protagonista. E la sua consistenza è stata sempre nascosta dall’attivismo dei Pm d’assalto, spalleggiati da alcuni giornali e da alcune reti televisive ( o addirittura “padroni” in quei giornali e in quelle Tv). La frustata di Mattarella forse cambierà le cose. E finalmente sarà possibile aprire un dibattito vero, e dire – senza essere accusati di complicità con la malavita – che diritto e moralismo non sono parenti.
A questo punto, rincuorati dall’uscita coraggiosa del Presidente della Repubblica, vorremmo porre un altro problema, del quale sin qui era permesso parlare solo sottovoce. E cioè l’ingerenza della magistratura, attraverso il suo potere, nella lotta politica. Che è un problema legato, anzi legatissimo, alle questioni sollevate da Mattarella. L’obbligo di imparzialità del quale parla il Presidente, evidentemente, è anche obbligo di non considerare il potere inquirente come uno strumento per modificare i rapporti di forza nell’agone democratico. In questi anni abbiamo assistito a decine e decine di invasioni di campo. Che hanno permesso a singoli Pm, molto spesso, di rovesciare amministrazioni comunali, regionali e governi. In tanti modi. Da qualche anno – come spieghiamo bene nell’articolo di Errico Novi a pagina 7 – il reato di abuso d’ufficio è diventato una specie di grimaldello per forzare l’indipendenza del potere politico ( democraticamente eletto) e controllare in modo pressoché assoluto le scelte degli enti locali e delle regioni. E intorno all’abuso d’ufficio si riescono a configurare anche altri tipi di reato, spesso molto improbabili, come quello di truffa.
L’ultimo caso è stato quello del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, da tutti – amici ed avversari – sempre considerato uno specchio di moralità. Anche a lui è toccato l’avviso di garanzia. Così come è toccato, negli ultimi sei o sette anni, a tutti gli amministratori che comunque abbiano preso alcune iniziative politiche per governare e aiutare lo sviluppo nei territori che li hanno eletti. Un signore, o una signora, che venga eletto sindaco, o presidente di Regione, oggigiorno ha due scelte: la prima è quella di restare del tutto immobile, rifiutandosi di firmare qualunque atto e di assumere qualunque misura di sostegno all’economia. E vedere il proprio comune, o la regione, deperire. La seconda possibilità è quella di chiamare un avvocato che lo difenda dall’inchiesta per abuso di ufficio che sarà aperta contro di lui in tempi molto rapidi.
È chiaro che non si può andare avanti così. Altrimenti sarà impossibile frenare il declino del nostro paese. E anche evidente che l’uso a pioggia dell’abuso d’ufficio è una delle cause della lentezza con la quale l’Italia si sta riprendendo dalla crisi.
Come si può fermare questo impazzimento? Deve intervenire la politica, e riformare l’abuso d’ufficio. Però non è facile trovare in Parlamento chi abbia il coraggio di affrontare il tema e sfidare la magistratura davighiana, e i giornali davighiani, e le Tv davighiane. Forse dovrebbe essere proprio l’ala lealista della magistratura a porre il problema. Voi dite che è una illusione? Chissà, magari il vento sta cambiando e la ragione inizia a fare capolino tra i turbini neri del populismo.

11 ott 2017

Legge elettorale e fiducia


La fiducia imposta sulla legge elettorale e' una chiara dimostrazione della sfiducia sui tanti parlamentari transfughi
di vincenzo cacopardo
Poco tempo fa L'ex Premier Renzi pose la fiducia su una nuova legge elettorale chiamata Italicum..sollevando un polverone di critiche che andavano dalla minoranza del Pd, ai Cinquestelle, passando da alcuni deputati del Misto, per finire col Nuovo Centrodestra.. con fortissimi mal di pancia e proteste anche da parte della Lega. In quella occasione si parlò con forza di un Parlamento bocciato dalla Corte Costituzionale che, seppur godendo di un principio di continuità.. per opportunità e deontologia politica..avrebbe difficilmente potuto imporre una fiducia su una legge elettorale.
Oggi nulla di tutto ciò sembra cambiato poiché il principio di continuità (che dopo quasi 5 anni si è ormai reso eterno e che ha teso a prevaricare lo ristretto spazio di una prorogatio), non ha mutato alcun assetto, tranne il fatto che.. per convenienza.. alcune forze che torcevano il naso su una precedente fiducia sull'Italicum sembrano d'un tratto favorevoli: Un Parlamento dichiarato da anni illegittimo che pretende ancora una volta di porre la fiducia su quella che viene identificata come la legge madre di tutte le altre.. poiché definisce le elezioni ed una possibile governabilità.
Se una legge elettorale deve proporsi in questo ormai incerto Parlamento composto da una enorme parte di deputati ballerini passati da un lato all'altro, deve poter trovare un consenso generale senza la copertura di alcuna fiducia: Porre la fiducia sulla legge che determina il sistema elettorale sovverte indubbiamente il concetto primario di democrazia..soprattutto quando questo atto è studiato chiaramente per la costruzione di una maggioranza studiata a tavolino per opportunità precise...E' anche indice di paura.. nella consapevolezza di una azione istituzionale poco opportuna! 
Indubbiamente tutto ciò deve far pensare il nostro Presidente della Repubblica che in qualità di garante..pur essendo una figura che si instaura, per il suo alto incarico, in una posizione al di sopra delle parti politiche.. dovrebbe tuttavia custodire il primario concetto di democrazia: 
“Al di sopra delle parti” non può di certo voler dire escludere il compito di chi rappresenta la garanzia di uno Stato democratico a difesa di tutti i Partiti contenitori di consensi.
Sappiamo tutti bene che il Parlamento deve essere composto dai rappresentanti del popolo e malgrado ciò, con i listini bloccati (già più volte criticati dalla Consulta)..si insiste col farlo esprimere da rappresentanti dei Partiti. Ciò sarebbe anche stato possibile se si fosse avviata prima una seria riforma degli stessi Partiti verso la quale ancora nessuno intende impegnarsi .

Oggi alla Camera arrivano i primi due articoli..poi toccherà al voto sulla fiducia ed infine a quello finale, a scrutinio segreto. Tutto fa pensare ad un'azione studiata a tavolino dai maggiori Partiti per formare una barricata contro l'avanzamento dei Pentastellati. La domanda rimane quindi sempre la solita: Dobbiamo continuare ad operare sul percorso di una politica scorretta..alterata e priva di nobili principi.. pur di far fuori il nuovo che avanza?


09 ott 2017

Principi e valori in una analisi della politica moderna.

Come si può parlare di politica restando incatenati ai principi..se questi stessi non hanno più un riscontro con i valori sociali?
di vincenzo cacopardo

Dall'etica dei principi: “Il principio è qualcosa che deve aver inizio perchè è un bene iniziale di riferimento e non un fine di verità..non è un dogma”

Capita spesso nelle discussioni politiche che alcuni restino imbrigliati in una concezione giurisprudenziale del diritto non valicando quella linea indispensabile del pensiero che guarda verso l'innovazione (Sono per lo più i professionisti del diritto o alcuni analisti di parte dei quotidiani più in vista)

Questa linea rimane però un vero confine per la via d'accesso verso il cambiamento... Insomma... è inutile parlare di cambiamento con la solita retorica.. restando ancorati ai vecchi principi e finendo poi col mettere pezze o rattoppi ad un sistema che pare far acqua dappertutto: La predisposizione verso un valido cambiamento non può che partire da una visione idealista per concretizzarsi poi in una ricerca delle nuove regole che diventeranno i nuovi principi di una società più innovata. Per far questo servono le teorie e senza queste e le relative ricerche non potrà mai esservi un riscontro positivo con una pratica funzionale...D'altronde sono sempre state la creatività e l'inventiva il vero motore del mondo!

Creatività ed inventiva che in politica hanno lasciato il passo ad un realismo forzato e cinico: Quando si insiste in modo forzato nel ricercare le possibili soluzioni partendo dalla logica pragmatica del sistema esistente, non si fa altro che rinviare ed aggravare la problematica di ogni crescita: bisognerebbe, invece, domandarsi se questa stessa logica, costruita su un sistema ormai vecchio, potrà mai essere predisposta ad accettare possibili idee innovative... Se, altrimenti, un sistema non dovrebbe rinnovarsi e di conseguenza anche le sue logiche cambiare.

La funzione di chi si proietta verso le analisi di un sistema politico..deve essere quella di ricercare attraverso una visione lungimirante e non attraverso i principi esistenti: Il fine deve essere quello di ricercare il riscontro con i valori favorevoli ad una società e non come oggi... partendo dai principi esistenti che sembrano opporsi e limitarne la stessa evoluzione: Un concetto, forse, difficile da far intuire a chi esercita la professione conforme ad un sistema giurisprudenziale che si impone solo attraverso regole come capisaldi di una disciplina.

Di Fatto la politica odierna mette in evidenza questa abnorme lacuna..imponendo di continuo cambiamenti inesistenti proprio perchè basati sui vecchi principi. E' quindi logico che chi si pone verso una analisi politica di innovazione ritiene più logico procedere partendo dal riscontro con i valori per potergli ricamare sopra nuovi principi per la definizione di una politica più avveduta in favore della stessa crescita della società...Se questa per alcuni grandi analisti della politica odierna..o per i tanti praticanti del diritto.. viene ritenuta persino una ingenua illusione..resterò sempre soddisfatto di accomunarmi al gruppo degli illusi. 

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