09 giu 2017

Il voto britannico e la delusione dei conservatori

di vincenzo cacopardo

Dopo le recenti elezioni britanniche che hanno visto una insopportabile umiliazione per Theresa May che aveva indotto il suo popolo verso il voto anticipato con la speranza di consolidare la forza conservatrice della maggioranza, le conseguenze portano un pesante risultato di 314 seggi contro i 266 del laburista Corbyn. Seggi che non permettono una facile governabilità al Paese.

Un risultato dettato da una affluenza di oltre 46 milioni di votanti che ha notevolmente limitato il potere governativo del vecchio sistema inglese ...dimostrando che non vi sono oggi regole precise capaci di fornire rappresentanza democratica e solidità di governo senza intervenirvi attraverso nuove formule innovative da studiare.

Diamo prima uno sguardo allo storico sistema istituzionale inglese:
Il sistema inglese ci dice che La Regina riconosce nel capo del partito o della coalizione vincente il Primo Ministro e gli affida l’incarico di formare il Governo.
Il Primo Ministro ha facoltà di  nominare e rimuovere i ministri. Successivamente il governo formato non ha bisogno di un voto di fiducia, ma può essere sfiduciato dalla sola Camera dei Comuni. Il Primo Ministro sfiduciato scioglie le Camere e convoca le elezioni anticipate.
La Camera dei Comuni vota ed approva le leggi proposte dal Governo. È composta da 659 parlamentari eletti a maggioranza semplice in collegi uninominali

Un sistema che viene considerato per eccellenza un modello parlamentare stabile..poichè assicura sempre cospicue maggioranze e rende quindi sufficiente la governabilità. Un impianto quasi esclusivamente bipolare che contrappone da decenni le due fazioni maggiori: Laburisti e Conservatori. Vi è in questo sistema una assenza di un qualsiasi voto di fiducia necessario per poter governare. il Primo Ministro incaricato, infatti, è sempre ed esclusivamente il capo del partito o della coalizione che ha vinto le elezioni. Ciò significa che gli elettori accordano, seppur implicitamente, la loro fiducia alla persona che guida il partito e non è quindi più necessario un voto di fiducia da parte della Camera dei Comuni.

I membri entrati in Parlamento sotto un partito, essendosi fatti conoscere nelle loro circoscrizioni, votando a maggioranza, stabiliscono sin dall'inizio un forte rapporto di lealtà col loro partito. Secondo diversi  analisti nel sistema si valorizzano esperienza, lealtà ed un prestigio del deputato e dello stesso partito. Inoltre, con il sistema maggioritario con collegi uninominali si crea quel forte legame per cui gli elettori si sentono legittimamente rappresentati.

Ma questo sistema non è infallibile e presenta delle evidenti imperfezioni. Infatti per tutti gli anni della legislatura il dominio della maggioranza viene dettato a tal punto che potrebbe persino fare a meno di una organizzazione parlamentare togliendo ad essa ogni utile dinamica: Svolgimento dibattimentale che rappresenta l'anima politica nel fondamentale buonsenso nell'ambito di un possibile costante cambiamento. Vi sono state maggioranze parlamentari che hanno resistito moltissimo, come quella dei Conservatori con Margaret Thatcher dal 1979 al 1990 e quella dei Laburisti con Tony Blair dal 1997 al 2007...che hanno definito un certo assolutismo.. impedendo ogni dialogo costruttivo.

Ma vi è nella logica di tale impianto anche il tema del “leaderismo” sul quale poggia un certo metodo di affrontare la politica: Un primo ministro che è anche capo del partito di maggioranza, pur offrendo maggiore solidità al governo, limita ogni possibile azione di dialogo all'interno del proprio Partito portandolo a possibili scissioni che finiscono con lo sgretolamento...Ricordiamoci come Tony Blair, ideatore del famoso New Labour che riuscì a vincere tre elezioni dal 1997 al 2007, vide negli ultimi anni sgretolarsi il suo consenso all’interno del partito.

Tutto ciò rende il metodo britannico qualcosa di fisso quasi tetragono..resistente..ma non attivo, inossidabile, ma poco utile verso il dialogo e l'innovazione.



Praticamente l'esempio di quello che è avvenuto con la prepotente azione del nostro premier Renzi che, a capo del Partito e contemporaneamente a capo del Governo, ha spaccato e scisso il proprio Partito.. non rendendo alcuna funzione utile all'attività governativa ed alle riforme di cui abbisognava.  

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