27 lug 2016

La "celata" condanna dell'umile pastore

di vincenzo cacopardo

«La condanna più radicale di ogni forma di odio è la preghiera per le persone colpite». Queste le parole di un Pontefice che non pronuncia.. per opportunità.. la parola «Isis» o «Daesh»
Nel 2014 Papa Francesco avvertiva: «È bene tenere una porta aperta per il dialogo con l'Isis, anche se penso che sia impossibile» . Ma oggi il Pastore della chiesa cristiana a cui viene rivolta violenza non sembra trovare parole per discutere della ferocia jihadista. Francesco rimane silenzioso e riflessivo anche di fronte ai discorsi minacciosi del Califfato sperando che questa guerra che comprende tutto il mondo possa risolversi motivando un Islam moderato. Naturalmente il Papa non è un politico, nè uno stratega della diplomazia, ma dal suo punto di vista cristiano non può che sollevare un dubbio sulla mancanza di ogni possibile dialogo a fin di bene e per la pace del mondo intero.
Sappiamo che Francesco, ha riallacciato i rapporti con le massime autorità sunnite e ha dialogato per molto tempo con il governo sciita iraniano nella speranza di abbattere quella violenza ideologica fondamentalista. Ma la domanda che tanti si pongono in merito.. è quella di non poter intravvedere alcun dialogo con la cosiddetta comunità islamica moderata se loro stessi non condannano in modo palese gli ultimi episodi di sangue messi in atto che hanno sconvolto l'Occidente.
Sembra chiaro...altrimenti.. che non potrà esservi alcun dialogo. Se Papa Francesco può intervenire e biasimare, il suo messaggio non potrà mai essere completo quando esitano a farlo i musulmani cosiddetti moderati. Francesco, pur non condannandoli esplicitamente, ha sempre definito i terroristi come uomini che hanno perso ogni visione di Dio: “Accecati dal dio denaro e dall'odio, sono giovani che non hanno più degli ideali, plagiati da chissà quale mente criminale».
Se il Pontefice non punta in modo esemplare il dito contro il preteso stato islamico non è certo per paura o per voler nascondere ancunchè..Al contrario che nel privato, dove la condanna rimane palese, il suo resta un modo per cercare di non creare ulteriori motivi e ritorni di efferatezze sui cristiani nel mondo. E' chiaro che la sua non può che essere la volontà di chi crede in una speranza...la speranza verso i tanti terroristi perchè possano ritrovare quella ragione persa nei riguardi della vita propria e quella altrui.

In un certo senso Papa Francesco.. col suo verbo cristiano.. grida al mondo l'importanza di non continuare col muro contro muro in una lotta continua che potrebbe non avere mai fine.. ricercarcando quel dovuto dialogo nei luoghi dove ancora un certo Islam sa e vuole ragionare in nome di un mondo e di una vita in comune. Un messaggio che spesso rimane non compreso da chi lo giudica come un predicatore che va oltre al suo dovere di Pastore della chiesa e sempre debole contro i terroristi.. In realtà non è proprio così.. Francesco esprime solo benevolenza ed amore per tutti gli uomini, ma anche timore per la loro mancata pace.

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